Mario Draghi taglia il tasso ufficiale di sconto

Nella riunione ufficiale del board della Banca Centrale Europea è stato ufficializzato un taglio di un quarto di punto del tasso ufficiale di sconto, mentre non sono state ne confermate ne smentite altre misure di quantitative easing (se vogliamo chiamare le cose con il loro nome) che secondo alcuni ben informati saranno prese a breve.
La notizia è stata subito accolta dal mercato forex con una caduta dell’euro che perde rispetto a tutte le altre divise: dal dollaro USA al dollaro australiano, dalla sterlina allo yen.

Gli scopi di Draghi

La prima rabbiosa razione dei mercati alla notizia è stata quindi un crollo del valore dell’euro: un crollo che c’era da aspettarsi e che anzi era uno degli scopi dell’intervento del governatore. Attualmente infatti l’euro è fortemente sopravvalutato rispetto al suo valore intrinseco, alla situazione economica e finanziaria di Eurolandia, alla sua stessa speranza di sopravvivenza. Secondo alcuni, Draghi avrebbe l’obiettivo di riportare la moneta unica europea alla parità di cambio con il dollaro. Un valore che farebbe felici i piccoli imprenditori che ancora si ostinano a produrre in Europa e quindi anche i loro dipendenti (e che farebbe diminuire la disoccupazione) mentre dannegerebbe le grandi multinazionali che producono in Cina a costi bassi e vendono in Europa e che sono aiutati anche dal mercato dei cambi.
Adesso Draghi sembra voler rimettere le cose a posto, provando a pilotare una discesa dell’euro. Penso che chi si occupa di trading sul forex dovrebbe prenderne atto e iniziare a trarre profitti da questo trend di mercato.

Rischio inflazione

Il governatore Draghi ha sottolineato, contestualmente all’annuncio del taglio, che non c’è un rischio inflazione visto che quest’anno il tasso sarà circa del 2%. In effetti sui mercati delle commodity, negli ultimi tempi, c’è stato un certo calo, ad esempio le quotazioni del petrolio sono ai minimi dell’anno. E’ ovvio che in questo momento di crisi ci sia minore necessità di materie prime. Tuttavia sottovalutare il rischio inflazione è davvero grave. Rischiamo di mettere in moto meccanismi che poi difficilmente si possono controllare, soprattutto nel caso in cui un accenno di ripresa ci dovesse essere. E sarebbe davvero drammatico vedere un’inflazione a due cifre in tutta Europa fra un anno o poco più, quando qualcosa dovrebbe iniziare a muoversi. E’ opportuno ricordare, inoltre, che l’inflazione, ormai, è determinata soprattutto dall’aumento dei prezzi delle commodity, tutti legati direttamente o indirettamente al prezzo del petrolio. Ed è vero che il prezzo del petrolio è ai massimi, ma è anche vero che è ai massimi anche la produzione.
Questo vuol dire che tutto dipende dai sauditi: se l’Arabia Saudita chiude un po’ i suoi rubinetti, il prezzo del petrolio ricomincerà a correre, e con esso le commodity e l’inflazione. E se l’euro (come è giusto che sia) perde valore rispetto al dollaro, le nostre importazioni di greggio costeranno di più. Per fare un esempio pratico, qualora si raggiungesse la parità euro / dollaro, il petrolio costerebbe il 30% agli europei.

Una situazione diffile

Tuttavia il taglio dei tassi di interesse è stato quasi imposto a Draghi, oltre che dal ragionamento sui cambi, anche dalla situazione dei bilanci pubblici di Eurolandia. Tagliando il costo del denaro ha potuto fornire una boccata di ossigeno a tutti quei paesi, Italia in testa, che fanno sempre più fatica (nel senso che devono pagare sempre di più) a rifinanziarsi sui mercati. Tuttavia queste operazioni presentano rischi molto alti, che potremmo essere chiamati a pagare fra pochi mesi o anni. Draghi lo sa bene, ma probabilmente non ha avuto scelto. Cosa pensino i tedeschi di questo taglio è facile immaginarlo. Speriamo che almeno qualche effetto nel breve periodo ci sia.

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