Il destino dell’Euro

L’Euro è stata una grande conquista, non solo a livello economico ma soprattutto a livello politico e ideale. Ha consentito di unire il continente dove sono nate le guerre più sanguinose di tutta la storia dell’Umaninità e ha consentito di intravedere un futuro di benessere e stabilità diffusa. Tuttavia qualcosa è andato storto. Il problema di fondo è che si è creata sì una moneta unica ma non si è messo in chiaro da subito che ci dovevano essere delle politiche economiche comuni e soprattutto che ci doveva essere un comune rigore di bilancio.
Almeno a parole sono stati introdotti dei parametri, i famosi parametri di Mastrict, ma a livello pratico nessuno si è preso l’incarico di farli rispettare.
Questo significa che alcuni paesi hanno continuato a spendere in maniera forsennata, al di fuori di ogni logica che non sia quella puramente elettorale. Dopo tutto avere eserciti di dipendenti pubblici che fanno finta di lavorare, come succede in Italia e Grecia, consente di prendere molti voti alle forze di governo.
Questo però sottrae risorse all’economia reale, agli investimenti e alla crescita e quindi impedisce la creazione di posti di lavoro effettivamente produttivi.
Senza contare che i debiti pubblici che crescono prima o poi devono essere pagati oppure si deve avere il coraggio di dichiarare ufficialmente il default.
Fino ad oggi l’euro si è retto sull’asse di ferro tra Parigi e Berlino, un asse che ha consentito di mantenere in ordine i conti delle due maggiori potenze dell’area euro. Se non ci fosse stato questo asse, probabilmente l’euro già non ci sarebbe più.
Tuttavia le elezioni francesi pongono un’enorme incognita sulla stabilità finanziaria dell’area euro: è risaputo che Hollande ha tutta l’intenzione, in caso di vittoria, di stracciare ogni sorta di accordi con la Germania per il rigore finanziario in Europa. Di fatto Hollande vorrebbe un’esplosione di deficit spending, da finanziarie con i debiti pubblici. Una politica suicida persino nel breve tempo perché nessuno si fiderà a prestare soldi ai paesi che in modo programmatico si pongono l’obiettivo di fare esplodere il deficit pubblico. E a questo si aggiunge anche il problema della pressione fiscale, che Hollande vuole portare al 70% per compiacere il suo elettorato, assetato di misure populistiche.

L'euro è in crisi

Il destino dell'euro è probabilmente segnato

In queste condizioni il destino dell’Euro è davvero segnato.

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